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Cake day: June 30th, 2026

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  • Avrei una proposta per stimolare gli utenti italiani a essere attivi, senza sospendere nessuno e senza far indispettire gli utenti saltuari che non hanno alcuna colpa.

    Per riuscire a creare una community bisogna creare interesse. Altrimenti nel medio-lungo termine si è destinati a chiudere bottega. Meglio pochi post ma buoni, ovvero meglio pochi post che generano interazione.

    Un autore di un post che si limita a linkare un articolo e neanche si degna di commentarlo in prima persona, è una persona che si disinteressa a quell’argomento. Se l’autore stesso è disinteressato, come può suscitare interesse altrui?

    Una soluzione tecnica non è impossibile. Se io facessi l’amministratore, imposterei una cancellazione automatica di tutti i post di dubbia utilità, cioè tutti i post che non ottengono alcun commento entro 48 ore, o entro una settimana (o quello che vi pare).

    😈


  • Nessuno metterebbe in dubbio l’importanza di verificare nuove prove ed essere sempre disponibili a cambiare idea con umiltà. Il detto “sbagliando si impara” è alla base del progresso, sia scientifico sia sociale. Ma è altrettanto importante avere la capacità di accettare il dato di fatto che molto spesso i dati sono insufficienti per arrivare a una conclusione e per farsi un’idea. Oppure i dati potrebbero essere stati interpretati male. Anche questo è un segno di grande umiltà, che purtroppo nessuno considera, anche nel mondo scientifico.

    Se hai cambiato idea sulla base di nuove prove, significa che l’idea che ti eri fatto precedentemente non era supportata da prove sufficienti o affidabili, perciò avevi commesso un errore di valutazione. In sintesi, se hai cambiato idea vuol dire che hai sbagliato e in teoria dovresti ammetterlo. E non mi sembra che la scienza odierna sia arrivata a questo livello di umiltà.

    Infatti se io oggi provo a mettere in dubbio un presupposto scientifico (esattamente come fece Albert Einstein), nel 99% dei casi ottengo una risposta che sta sulle difensive, senza neanche un tentativo di ascoltare. Ho notato che solitamente c’è un rifiuto psicologico ad ascoltare tutto ciò che potrebbe compromettere le certezze sulle quali gli “esperti” hanno costruito la propria carriera e la propria reputazione. È un problema psicologico insormontabile.

    Poi la realtà è sempre più articolata e può anche succedere che, dopo aver indagato, si arrivi alla ragionevole certezza che una teoria non sia realista. Per esempio quando uno scettico indaga sul un’ipotesi “terrapiattista” e non trova prove convincenti a supporto, anzi trova prove contrarie. Ebbene questo scettico difficilmente cambierà idea in futuro, per quanto sarà sempre disponibile ad ascoltare e analizzare nuove teorie terrapiattiste con la massima umiltà.


  • Capisco. Tuttavia mi tocca fare il guastafeste ancora una volta. Gli animali c’entrano eccome! Con tutto il rispetto per Yuval Noah Harari, se ha scritto che la capacità di raccontare storie è sufficiente a creare una qualsiasi forma di fede religiosa, beh, si sbaglia. Basta ragionarci con sufficiente spirito critico per capirlo.

    Ad esempio se ipotizziamo che una specie animale contemporanea avesse una capacità comunicativa talmente alta da riuscire a raccontare storie e a tramandare i racconti ai propri discendenti, le storie sarebbero limitate alle esperienze memorizzate e le ipotesi future non andrebbero oltre l’immediato futuro, cioè non esisterebbe alcun giorno dopo né alcun anno dopo, perché gli animali non sono in grado di immaginare il futuro.

    In queste condizioni non è possibile creare un racconto in grado di ipotizzare cosa succederà dopo la morte di un individuo, semplicemente perché in questo caso mancherebbe la capacità di immaginare il “dopo la morte” o il “dopo non immediato” in generale. Ecco spiegato e dimostrato perché non è possibile creare una fede religiosa nonostante l’eventuale capacità di raccontare storie.


  • Forse non è così semplice. Tutti gli esseri viventi hanno paura, o almeno quelli in grado di valutare un pericolo e di poterlo evitare attraverso una scelta (dunque non i vegetali). Tuttavia gli animali, nonostante le loro paure, non aderiscono ad alcuna fede! Come mai?

    La specie umana ha bisogno di un’autorità religiosa, a differenza di tutti gli altri animali. Questo avviene perché l’uomo è l’unico ad avere coscienza del futuro, cioè ha coscienza della propria morte futura come individuo e si rende conto che è inevitabile, a dispetto del proprio profondo istinto di sopravvivenza. Perciò possiamo affermare che la religione è una conseguenza della consapevolezza del futuro, non della mera paura.

    E comunque la frase “tutte le forme di vita vengono create con la paura” andrebbe sostituita con “tutte le forme di vita vengono SELEZIONATE con la paura”, dato che gli individui privi di paura in genere muoiono prima di potersi riprodurre e per questo non riescono a tramandare il proprio codice genetico che include anche gli istinti relativi alla paura.